Donatella Pecora, Autore presso Fiori di Bach Italia | Pagina 14 di 27
23 Marzo 2026

Il condizionamento del bambino interiore

Il bambino interiore smette di essere una formula vaga e diventa una verità molto concreta. Non è una figurina dolce da immaginare con tenerezza. È il punto in cui, dentro di te, sono rimaste vive certe memorie antiche: il bisogno di essere visto, la ferita di non sentirti scelto, la paura di essere lasciato, la vergogna di sentirti di troppo, l’abitudine a elemosinare amore adattandoti.
20 Marzo 2026

Il linguaggio del tunnel carpale

Ti capita mai di svegliarti di notte con la mano addormentata, di sentire formicolio, fastidio, debolezza, come se il polso ti stesse dicendo che lì dentro qualcosa è troppo compresso da troppo tempo? Quando succede, naturalmente è importante rivvolgersi al proprio medico. Ma a volte, accanto alla compressione fisica, esiste anche un’altra compressione più silenziosa: quella emotiva. Una tensione interna che va avanti da mesi, a volte da anni, e che ti abitua a stringere tutto senza quasi più accorgertene. Il tunnel carpale, in chiave simbolica, richiama proprio questo:
19 Marzo 2026

Vescica e confine emotivo

Ti è mai capitato di desiderare vicinanza e ma di ritrovarti con bruciore, fastidio, irritazione, come se il tuo corpo avesse detto no al posto tuo? È in punti come questo che, a volte, la vescica non parla solo di un’infiammazione; parla anche di un confine emotivo che dentro di te non si sente davvero al sicuro. Perché il punto non è solo il sintomo. Il punto è quello che succede dentro di te quando il contatto si avvicina davvero. Una parte di te desidera, si apre, cerca tenerezza, presenza, piacere; un’altra, appena sente la vicinanza farsi reale, si irrigidisce.
18 Marzo 2026

L’ultima fetta di torta

Quand’è stata l’ultima volta che volevi davvero l’ultima fetta di torta, ma hai nascosto il tuo desiderio, hai detto “no, figurati” e l’hai lasciata agli altri, non perché non la volessi, ma perché prenderla ti avrebbe fatto sentire in colpa? Non è solo una fetta di torta. È il ritratto di quello che fai ogni volta che desideri qualcosa per te e, invece di prenderla, ti fai indietro; ogni volta che minimizzi un bisogno, rinunci a qualcosa di bello, lasci spazio agli altri e ti convinci che va bene così, quando in realtà non va bene affatto.
17 Marzo 2026

Il corpo emotivo

A volte pensi di aver capito tutto. Hai capito da dove viene quella paura, perché ti adatti, perché ti svuoti, perché torni sempre negli stessi punti. Hai collegato i pezzi, hai riconosciuto le ferite, hai visto i meccanismi. Eppure dentro di te qualcosa continua a reagire come prima. Così inizi a dubitare di te. Ti senti bloccata, sbagliata, incapace di cambiare davvero. Ma spesso il punto è un altro: hai lavorato sul corpo mentale, sulla storia, sulla presa di coscienza, mentre il corpo emotivo è rimasto quasi sempre fuori.
17 Marzo 2026

Gelosa di me

Per anni ho cercato fuori quello che non riuscivo a sentire dentro di me. Ho cercato conferme, amore, presenza, riconoscimento. Ho cercato qualcuno che mi facesse sentire scelta, importante, degna. E nel frattempo davo tempo, energia, ascolto, disponibilità, pazienza. Davo così tanto che stavo lentamente scomparendo da me stessa.
16 Marzo 2026

Il linguaggio del cuore in chiave emotiva

A volte il cuore non fa solo male: sembra proprio stringersi. E non sempre questa strettezza comincia nel petto. A volte comincia molto prima, in ciò che hai trattenuto per anni, nelle emozioni rimaste senza voce, nei colpi interiori che hai assorbito continuando a fare forza, a reggere, a funzionare, anche quando dentro qualcosa si stava chiudendo.
14 Marzo 2026

La sete di giustizia a un’ottava maggiore

Ci sono ferite che non chiedono vendetta. Chiedono giustizia. E la differenza è enorme, anche se da fuori può sembrare la stessa cosa. Perché il rancore vuole restare attaccato al torto, vuole continuare a toccarlo, a rigirarlo, a usarlo come prova del male ricevuto. La sete di giustizia, invece, nasce in un punto più profondo e più umano: nel bisogno che ciò che hai vissuto venga finalmente riconosciuto per quello che è stato. Non un’esagerazione, ma un dolore reale. Un’ingiustizia reale, una ferita che ha inciso dentro.
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