
Quanto amore c’è nell’innamoramento?
15 Settembre 2026
Paura del giudizio altrui
17 Settembre 2026Fiori di Bach e diritto di ricevere
QUANDO RICEVERE CREA DISAGIO
«Quando qualcuno fa qualcosa per me, mi sento subito a disagio.»
Molte persone si sentono così. Davanti a un complimento, una gentilezza, un regalo, qualcuno che si prende cura di te. Ti fa piacere e, quasi nello stesso momento, arriva una tensione sottile. Ridimensioni il complimento, non sai come rispondere, pensi a come ricambiare e dici «non dovevi», senti di aver ricevuto e non sei abituato.
Dare, invece, può risultare molto più semplice. Ti occupi degli altri, anticipi i loro bisogni, rinunci facilmente a qualcosa per te. E magari hai sempre chiamato tutto questo generosità.
A volte, però, dietro quella disponibilità vive una memoria molto più antica.
Immagina un bambino che cresce con un genitore emotivamente assente, gravemente sofferente o incapace di offrirgli la presenza di cui avrebbe bisogno. Sa di dipendere da quell’adulto e ha naturalmente bisogno di conservarne il legame. Dentro di sé può prendere forma una conclusione silenziosa: se ricevo poco amore, forse sono io a non meritarlo. Devo essere più bravo, disturbare meno, chiedere meno, dare di più.
E così puoi aver imparato a sacrificare i tuoi bisogni per proteggere il legame.
Da adulto, quel senso del sacrificio può continuare anche quando nessuno lo richiede più. Scegli meno per te, ti occupi prima degli altri, compensi una gentilezza, ridimensioni un successo, rinunci proprio quando qualcosa che desideravi diventa disponibile.
L’esperienza appartiene al passato, mentre la memoria emotiva può continuare a vibrare nel presente. Ricevere resta associato alla colpa, desiderare al pericolo, prendere qualcosa per sé alla sensazione di sottrarlo agli altri. E quella frequenza entra nelle relazioni, nel lavoro, nel denaro, nelle scelte importanti e perfino nel modo in cui concedi spazio ai tuoi bisogni.
Così il sacrificio diventa una forma silenziosa di autoespiazione: dai, rinunci, ti metti dopo, per far placare quella tensione di disagio interiore. Come se stare bene e ricevere non fosse qualcosa che ti appartenga.
Nel lavoro con i Fiori di Bach si interviene sulla frequenza della memoria emotiva che associa ancora il ricevere al debito, alla colpa e alla necessità di compensare. Quando quella memoria si trasforma, cambia progressivamente anche il rapporto con i propri bisogni: puoi accogliere una cura, un riconoscimento, un successo o semplicemente qualcosa che desideri senza sentire di doverlo ripagare.
Il sacrificio perde così la sua funzione di espiazione. Ricevere può finalmente occupare lo stesso spazio del dare, senza debiti interiori da saldare.
Quante volte hai chiamato generosità ciò che, in profondità, era un modo per espiare il diritto di ricevere?




