
Non basta pensare positivo
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STAVOLTA NON CI CASCO
«Sono stato solo per un anno. Stavolta saprò scegliere.»
Per molto tempo anch’io ho pensato così.
Tra una relazione e l’altra potevano passare mesi, a volte anche anni. Dopo il dolore della fine tornavo lentamente a stare bene. Riprendevo la mia vita, le mie abitudini, le mie giornate. E quel tempo trascorso da sola diventava, ai miei occhi, la prova che qualcosa di importante dentro di me fosse cambiato.
«Vedi? So stare da sola», mi dicevo.
Da lì arrivava quasi naturalmente un altro pensiero: «La prossima volta sarà diverso. Adesso ho capito. Saprò scegliere meglio.»
Oggi so che era proprio lì uno dei miei punti ciechi.
Ero uscita dal dolore dell’ultima relazione e avevo ritrovato il mio equilibrio, ma dentro di me erano ancora presenti gli stessi bisogni e le stesse paure che avrebbero condizionato anche il rapporto successivo.
Nel mio caso, dietro quella sicurezza c’erano ancora paure e bisogni molto più antichi: la paura di affrontare la vita da sola e il bisogno di sentirmi amata, vista, accolta. Nei periodi in cui ero single restavano in silenzio, e proprio per questo pensavo di averli superati.
Nel frattempo avevo imparato molto da quelle esperienze. Sapevo cosa non volevo più, riconoscevo alcuni errori fatti e mi promettevo che sarei stata più attenta. Ma tutto questo riguardava ciò che riuscivo a vedere. La parte più profonda, quella che continuava a cercare nell’altro sicurezza, presenza e conferma, era ancora fuori dalla mia consapevolezza.
Per questo, quando si presentava una nuova possibilità, non avevo la sensazione di stare entrando ancora una volta nella stessa dinamica. Al contrario, mi sembrava di scegliere finalmente in modo diverso: «Adesso sono diversa. Questa volta ho capito.»
È questo che per anni non riuscivo a vedere: cambiavano i volti, cambiavano le storie, cambiavano le circostanze, mentre io continuavo a entrare nelle relazioni portando con me lo stesso bisogno profondo.
A un certo punto ho capito che il vero cambiamento non riguardava soltanto la persona da scegliere, ma ciò che io continuavo a cercare nella relazione.
Finché quel bisogno restava intatto, anche una persona diversa poteva diventare il luogo in cui avrei cercato ancora ciò che mi mancava dentro.
È qui che entrano i Fiori di Bach: lavorano sulla memoria emotiva che continua a riattivare quei bisogni e quelle paure, può cambiare anche il modo in cui vivi una relazione.
Quando quella memoria torna in equilibrio, cambia anche il modo in cui guardi una persona, ciò che tolleri, ciò che desideri e ciò che riconosci come amore.
Hai consapevolezza di quale memoria emotiva sia ancora attiva in te?




