
Hai il dovere di proteggerti
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SE TOLGO IL DOLCE, CHI MI CONSOLA?
«Stavolta voglio prendermi cura di me.»
Cominci a mangiare con più attenzione. Fai la spesa pensando ai pasti della settimana, segui le indicazioni che hai ricevuto, magari compri anche un integratore che ti è stato consigliato. Speri che tutto questo ti aiuti a sentirti meglio e ti fa piacere prenderti finalmente cura di te.
Poi arriva una sera in cui senti una tristezza difficile da spiegare. Hai cenato, sai di aver mangiato abbastanza, eppure continui a pensare a quel dolce nella dispensa. Ti alzi, apri lo sportello e resti lì per qualche secondo. Una parte di te dice: «Lascia perdere». L’altra sa già quanto sarebbe bello sentire quel sapore in bocca.
Lo mangi e, per un momento, succede qualcosa di consolatorio. La tristezza si allontana. Ti siedi e senti finalmente un po’ di pace, di appagamento. Il sollievo, però, dura poco. Così, quando decidi di togliere quel dolce dalla tua alimentazione, non stai rinunciando soltanto a un sapore. Stai rinunciando anche a uno dei modi che conosci per placare un bisogno antico.
Nei giorni successivi ti imponi di resistere. Ci riesci e ne sei contenta. Poi torna una sera difficile, mangi quel dolce e alla tristezza che avevi già si aggiunge la vergogna: «Non sono capace nemmeno di fare questo». Il giorno dopo stringi ancora di più le regole, come se il problema fosse la tua poca disciplina. Intanto la sensazione da cui cercavi sollievo è rimasta dov’era. Ora alla tristezza si aggiungono la colpa di aver mangiato e il pensiero di non essere abbastanza forte da resistere. Il carico emotivo aumenta.
A volte quel bisogno ha una storia lunga. Forse da piccola, quando eri triste, qualcuno cercava di farti stare meglio offrendoti una merendina. Avresti desiderato che si fermasse con te, che si accorgesse di ciò che provavi. Restavi invece con qualcosa di dolce in mano e la tua tristezza ancora lì. Mentre lo mangiavi sentivi un po’ di sollievo, abbastanza da cercarlo di nuovo la volta successiva. E, col tempo, quel sapore è diventato il modo più familiare per sentirti consolata, anche quando ciò che desideravi davvero era la presenza di qualcuno.
Magari hai già capito che cerchi il dolce soprattutto quando ti senti sola e hai bisogno di consolazione. Sai anche da dove viene quella solitudine. Eppure, quando torna a farsi sentire, quel dolce è lì, a portata di mano, e ricordi il sollievo che ti ha dato altre volte. In quel momento capire non basta: vuoi soltanto stare un po’ meglio.
Puoi scegliere con cura ciò che mangi e prendere un integratore quando serve. Ma la sera, davanti alla dispensa, ciò che cerchi è sollievo da una solitudine che conosci già. Se togli il dolce senza occuparti di quella solitudine, perdi per un momento il conforto che ti dava e resti con la stessa tristezza. Ecco perché puoi seguire tutte le indicazioni ricevute e continuare a desiderarlo: sai cosa stai cercando, ma quel bisogno dentro di te è ancora vivo.
È su quella memoria emotiva che puoi lavorare con i Fiori di Bach. Puoi aver capito tutto della tua storia e sentire ancora, in certi momenti, il bisogno di una carezza che allora ti è mancata. Quando quel bisogno trova finalmente spazio, il dolce può perdere il compito di sostituirla. Può tornare a essere un dolce: qualcosa che scegli e gusti, senza chiedergli di consolarti.
Quando quel bisogno antico perde la sua urgenza, non devi più combattere ogni sera davanti alla dispensa. Puoi sentire la tristezza senza dover cercare subito qualcosa che la faccia tacere.




