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DIETRO L'ARMATURA
Quando da bambini impariamo ad adattarci all’ambiente, scopriamo che soltanto alcune parti di noi trovano spazio.
Ci sono emozioni che disturbano, bisogni che pesano, slanci frenati, sensibilità considerate eccessive. Così impariamo a trattenerci, a cambiare tono, a sorridere nel momento giusto, a diventare ciò che rende più semplice essere amati, accettati o lasciati in pace.
A livello emotivo resta impressa una regola: questo mi protegge, questo mi procura attenzione, questo evita il conflitto. Sono memorie funzionali nate nell’ambiente da cui dipendiamo.
La sensibilità può ripararsi dietro la freddezza. La timidezza può indossare il volto della simpatia e dell’ironia. Un’inquietudine profonda può riversarsi nel fare continuo e nel bisogno di rendersi indispensabili, perché fermarsi significherebbe sentire.
La parte autentica resta viva dietro un’armatura.
Quell’armatura funziona. Protegge, contiene, permette di andare avanti. Gli anni passano, il contesto cambia e continuiamo a indossarla. La difesa diventa il modo in cui ci presentiamo al mondo, finché diciamo: questo è il mio carattere.
Immaginiamo una bambina che riceve l’attenzione del padre quando sa rendersi gradevole, affettuosa e tenera.
Quella bambina impara che, per essere vista, deve piacere.
Da adulta userà lo stesso linguaggio quando desidererà sentirsi accolta. Potrà mostrarsi affascinante, sensuale, seducente e adattarsi a ciò che pensa possa farla scegliere. Dentro, però, agisce la memoria di ciò che un tempo le procurava attenzione.
Nel mondo adulto quel comportamento cambia significato. Ciò che per lei è un modo antico di cercare affetto può essere letto come disponibilità, leggerezza o invito. Nascono così relazioni fondate su un fraintendimento: lei cerca l’accoglimento di allora, chi ha davanti risponde al messaggio di oggi.
Pensiamo ora a un bambino cresciuto in un ambiente duro, attraversato da tensione, violenza o assenza di calore.
Il bisogno d’amore resta intatto. A cambiare è il modo in cui impara a portarlo dentro di sé.
Si rende utile, anticipa le necessità degli altri, si carica di compiti troppo grandi per la sua età. Impara a percepire gli umori e prevenire gli scoppi d’ira, perché soddisfare un bisogno in anticipo può evitargli tensioni o conflitti. Rendendosi indispensabile e chiedendo sempre meno, si sente meno esposto e riduce il rischio di essere respinto.
Da adulto offrirà prima ancora che qualcuno chieda. Darà molto, domanderà poco, si sentirà in colpa quando desidererà qualcosa per sé. Gli altri si abitueranno a ricevere e finiranno per considerare quella disponibilità la sua natura.
A un certo punto, però, quella strategia presenta il conto.
Arrivano stanchezza, sofferenza, rabbia, bisogno di proteggersi. Il ruolo che per anni ha garantito approvazione e appartenenza comincia a pesare. Ciò che sembrava bontà ora somiglia a sacrificio. Ciò che sembrava simpatia appare come una recita. Ciò che sembrava forza rivela il prezzo pagato per restare in piedi.
A un certo punto, però, la parte rimasta nascosta dietro l’armatura torna a fare capolino, ed è qui che molte persone si sentono sbagliate rispetto a ciò che l’ambiente rimanda loro. In realtà stanno soltanto incontrando il limite di una modalità appresa molto tempo prima.
La mente può sapere che il pericolo è finito, mentre il corpo emotivo continua a obbedire alle vecchie istruzioni. È in questo spazio che agiscono i Fiori di Bach: là dove hai imparato a sorridere mentre dentro provavi rabbia; a renderti utile per sentirti visto; a mostrare ancora il personaggio che ti proteggeva, invece di ciò che senti davvero.
Agendo per impronta energetica, i Fiori di Bach riequilibrano la frequenza della memoria emotiva che mantiene attiva quella difesa. Quando la memoria smette di reagire come allora, anche l’armatura perde la sua funzione e le parti rimaste nascoste possono finalmente esprimersi nella vita adulta.




