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IL RITORNO A TE
Accade durante un confronto che, fino a qualche tempo prima, ti avrebbe fatto perdere il controllo.
L’altra persona usa lo stesso tono, insiste proprio sul punto che conosce bene. Eppure questa volta resti presente. Non hai bisogno di urlare per farti ascoltare e nemmeno di ritirarti per evitare ciò che senti.
Chi ti sta davanti se ne accorge. Può continuare a provocarti, alzare la voce, accusarti di essere diventato freddo o distante. In realtà sta cercando la reazione che conosceva. Sapeva come avresti risposto, dove ti saresti ferito e fino a che punto l’emotività avrebbe preso il sopravvento.
Può accadere anche nella gelosia.
Davanti a un messaggio o a un ritardo, la mente costruiva scenari, il corpo entrava in allarme e la paura di perdere l’altro trasformava ogni dubbio in una certezza dolorosa.
Poi qualcosa cambia. La stessa situazione si presenta, ma quella ferita non ha più la forza di occupare tutto lo spazio. La gelosia può ancora affiorare, senza invadere ogni pensiero e decidere al posto tuo.
Riesci a distinguere ciò che sta realmente accadendo da ciò che la paura ti fa immaginare, a restare dentro l’emozione senza esserne travolto e a scegliere come esprimerla. Senti ancora ciò che provi, ma la ferita non prende più il comando.
Un altro esempio avviene quando una persona timorosa comincia a muoversi nel mondo senza aspettare che qualcuno le tenga la mano.
Per anni può aver rimandato decisioni, evitato luoghi sconosciuti, cercato approvazione prima di compiere ogni passo. Poi inizia a telefonare, partire, scegliere e affrontare ciò che prima sembrava troppo grande.
Non diventa improvvisamente invulnerabile. Comincia a sentire dentro di sé una presenza che le permette di attraversare la paura senza esserne fermata. È questa presenza di sé a rendere possibili risposte che prima sembravano irraggiungibili.
Ogni relazione sviluppa nel tempo una propria organizzazione. C’è chi esplode e chi calma, chi teme e chi decide, chi dipende e chi si sente necessario. Questi ruoli possono sembrare spontanei, mentre spesso nascono da antichi adattamenti emotivi che ciascuno porta dentro la relazione.
La tua reazione, quindi, non riguardava soltanto te. Era diventata parte di un equilibrio condiviso. Quando cambia, anche chi ti sta accanto è costretto a modificare la posizione che occupava.
Chi si sentiva forte grazie alla tua fragilità può interpretare la tua autonomia come un allontanamento. Chi aveva costruito il proprio ruolo sull’idea di proteggerti potrebbe sentirsi escluso, anche quando stai semplicemente imparando a sostenerti. Chi conosceva le tue reazioni può tentare di riaccenderle, perché incontrare una persona diversa richiede anche a lui di cambiare.
Il lavoro dei Fiori di Bach è quello di riportare la persona a sé.
Agendo sulla frequenza della memoria emotiva che alimenta la reazione, permette alla persona di vivere la stessa situazione da una posizione interiore diversa. L’esterno può restare identico: la stessa discussione, lo stesso ritardo, la stessa scelta da affrontare. Ciò che cambia è il modo in cui quell’esperienza viene percepita e attraversata.
Quando la ferita smette di occupare tutto lo spazio, emerge una risposta nuova, più calma, più coerente e più vicina alla persona che sei oggi.
Gli altri possono accoglierla, opporsi o tentare di riportarti al ruolo precedente. Anche tu potresti sentirti in colpa, perché una parte antica associa ancora l’appartenenza alla necessità di comportarti come sempre.
Il ritorno a te non crea lo squilibrio. Rende visibile quanto il vecchio equilibrio dipendesse dalle tue reazioni automatiche, dalle tue paure e dal ruolo che avevi imparato a occupare.
Quando smetti di reagire attraverso la ferita, chi ti incontra deve imparare a relazionarsi con la tua presenza.
Ed è proprio allora che comprendi quali rapporti sanno evolvere insieme a te e quali avevano bisogno che tu restassi sempre uguale.




