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L’IDEA DELL’AMORE INCONDIZIONATO
Parliamo spesso di amore incondizionato come se fosse una qualità spontanea, quasi naturale.
La verità è più scomoda: molti di noi non sono stati educati a ricevere amore, ma a meritarlo.
Da bambini lo capiamo presto. L’amore arriva più facilmente quando siamo bravi, educati, obbedienti, silenziosi e capaci di non disturbare troppo il mondo emotivo degli adulti.
Così impariamo il primo contratto affettivo della vita: se mi adatto, mi ami.
E quel “se” diventa una radice.
Per non perdere l’amore delle figure da cui dipende la nostra sopravvivenza, iniziamo a capire quali parti di noi sono accettate e quali, invece, creano tensione. Se la rabbia provoca sgridate, impariamo a trattenerla. Se un bisogno viene giudicato eccessivo, impariamo a nasconderlo. Se la spontaneità viene vissuta come disturbo, impariamo a controllarla. È così che, poco alla volta, tagliamo via pezzi di noi: non per scelta, ma per restare amabili agli occhi di chi, in quel momento, rappresenta tutto il nostro mondo.
Il messaggio che passa, anche senza essere pronunciato, è profondo: non basta essere ciò che siamo per essere amati. Diventiamo amabili solo quando ci adattiamo all’idea di ciò che gli altri vorrebbero che fossimo. E da lì nasce una delle ferite più profonde: credere che l’amore debba essere meritato.
Poi cresciamo e, senza accorgercene, chiamiamo tutto questo capacità di amare. In realtà abbiamo imparato un modello affettivo basato sull’adattamento, sul bisogno di approvazione e sulla paura di perdere l’amore. Lo portiamo nelle relazioni adulte aspettandoci che l’altro ci rassicuri, ci scelga, ci confermi e non deluda mai quella parte di noi che attende ancora di essere amata senza condizioni. Quando non accade, ci sentiamo rifiutati, traditi, abbandonati, anche se spesso è solo una memoria emotiva antica che si riattiva. E finché non trasformiamo la frequenza di quella memoria, rischiamo di trasmettere lo stesso modello affettivo anche ai nostri figli.
L’amore incondizionato non può nascere da una persona che ha imparato a contrattare il proprio valore.
Può desiderarlo, certo. Può parlarne, predicarlo, scriverci post bellissimi. Ma finché dentro vibra la memoria di dover essere “abbastanza” per non essere lasciati, ameremo ancora con paura. Chiederemo garanzie, cercheremo risarcimenti e pretenderemo dall’altro di guarire quella parte di noi che abbiamo dovuto sacrificare per sentirci amati.
Ma l’amore incondizionato non è sopportare tutto, restare ovunque, farsi andare bene qualsiasi cosa in nome dell’amore. Questa è un’altra fregatura con il fiocco.
L’amore incondizionato comincia quando smettiamo di mendicare approvazione e torniamo interi. Solo così smettiamo di usare l’altro per curare la parte di noi che non si è sentita scelta. Perché il nostro valore non dipende da quanto riusciamo ad adattarci, compiacere, trattenere o dimostrare.
Perché amare non significa annullarsi per essere accettati. Significa restare fedeli alla propria essenza, senza trasformare ogni relazione in una prova d’amore.
I Fiori di Bach lavorano proprio su queste memorie emotive sottili: rifiuto, abbandono, tradimento, servilismo, indegnità, bisogno di compiacere. Aiutano a trasformare la frequenza di ciò che ci ha fatto credere di dover diventare altro per essere amati.
E quando quella frequenza cambia, cambia anche il modo in cui ci percepiamo. Smettiamo di cercare qualcuno che ci confermi e di pretendere che l’altro risarcisca ciò che è mancato.
Non confondiamo più l’amore con la paura di perdere. Cominciamo a scegliere, amare e restare presenti nelle relazioni, senza tradire noi stessi.
Ed è lì che l’amore smette di essere una condizione e diventa libertà di essere.




