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SIMBOLOGIA DELLA SPALLA DESTRA
In una lettura simbolica, la spalla richiama il tema del sostegno, della responsabilità e del peso che portiamo. È il punto del corpo che ci fa pensare all’appoggio, a ciò che regge, a ciò che ci aiuta a stare in piedi nei momenti importanti della vita. Anche nel lavoro con i fiori di Bach, queste immagini interiori possono offrire spunti molto significativi.
La spalla destra, in particolare, può essere collegata al sostegno attivo: alla forza che accompagna il fare, il procedere, il portare avanti la propria vita. Per questo, quando il disagio si manifesta proprio lì, a volte può essere utile chiedersi se quel sintomo non stia raccontando anche la mancanza di un appoggio importante, di una presenza vissuta interiormente come “la mia spalla destra”.
Naturalmente questa non è una lettura medica, ma simbolica. E proprio per questo va intesa come una chiave di ascolto in più, non come una sostituzione di diagnosi, esami o cure. Anche i fiori di Bach si inseriscono in questa prospettiva: non per sostituire la medicina, ma per accompagnare la persona in un ascolto più profondo di sé.
Mi viene in mente, a questo proposito, il caso di una signora che da molto tempo accusava un dolore persistente alla spalla. Aveva già fatto svariati tentativi, cure ed esami, ma il dolore restava lì. Quando mi contattò, era scoraggiata e aveva quasi perso le speranze.
La mia prima preoccupazione, non essendo medico, fu proprio quella di capire se ci fosse una causa meccanica o fisica. Ma lei mi spiegò di essersi già sottoposta a tutti i controlli necessari e che non era emerso nulla di oggettivo o strutturale.
A quel punto iniziai il colloquio e le chiesi che cosa fosse accaduto prima della comparsa di quel dolore alla spalla destra. Mi raccontò che circa un anno e mezzo prima aveva perso suo padre, che per lei era stato il punto di riferimento più importante della sua vita.
Mi disse anche di aver accettato la sua scomparsa e, proprio per questo, non collegava affatto quel dolore a quella perdita. Quando le chiesi come si sentisse senza di lui, mi rispose più o meno così: “Certo, mi manca, ma non mi sono abbattuta. Porto avanti la mia vita come ho sempre fatto. So che la vita è fatta anche di questo, quindi vado avanti. Però questo dolore alla spalla mi dà molto fastidio”.
Ed è lì che ho sentito che bisognava andare un po’ oltre il racconto razionale che lei stessa si stava facendo. Oltre il fatto che apparentemente stesse bene. Oltre la sua capacità di continuare la quotidianità. Perché una parte di lei, forse, aveva accettato la perdita sul piano mentale; ma non era detto che fosse lo stesso anche sul piano emotivo.
La spalla che le doleva era la destra e lei era destrimane. In una lettura simbolica, questo richiamava con forza la perdita della sua “spalla destra”: il sostegno emotivo che per tutta la vita l’aveva fatta sentire accompagnata, protetta, sostenuta.
Quando glielo feci notare, rimase in silenzio. Un silenzio pieno, profondo. Come se qualcosa, dentro di lei, avesse riconosciuto quella verità prima ancora di riuscire a formularla a parole.
Non ricordo oggi con precisione quali fiori di Bach le consigliai, perché sono passati molti anni, ma ricordo molto bene il punto centrale del lavoro fatto insieme: non mi concentrai sul sintomo in sé, ma su ciò che quel sintomo stava cercando di comunicare sul piano emotivo. In quel caso, il dolore sembrava parlare della sofferenza della sua bambina interiore, che aveva perso il suo sostegno più importante.
Ed è proprio questo il punto su cui voglio mettere luce: dietro un sintomo può esserci anche una causa emotiva che chiede ascolto.
Questo non significa, in alcun modo, sostituirsi alla medicina o ignorare esami, diagnosi e terapie. Quello resta fondamentale. Significa però scegliere una visione più ampia, più completa, più olistica dell’essere umano.
Il nostro corpo, infatti, non è separato dal nostro mondo emotivo. Corpo fisico e corpo emotivo dialogano continuamente. A volte un sintomo ha una causa organica chiara. Altre volte, accanto a quella causa, può esserci anche un vissuto interiore che cerca uno spazio per essere visto, riconosciuto e compreso.
Per questo ascoltare un sintomo anche in chiave emotiva può essere prezioso: non per negare la medicina, ma per integrarla. Non per sostituire una cura, ma per allargare lo sguardo. Perché spesso è proprio da questa visione più completa che nasce una comprensione più profonda di ciò che il corpo sta cercando di dirci.





