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LASCIATI PENSARE
Circa dieci anni fa, in seguito a un sogno, sentii di dover andare alla Sacra di San Michele. Non sapevo cosa mi chiamasse lì, né perché dovessi andarci. Sapevo solo che dovevo andare. E ci andai.
Rimasi lì per un po’, in silenzio. Aspettavo un’intuizione, un segnale, una risposta. Ma non arrivava nulla. Pensai che forse avevo frainteso e decisi di tornare a casa.
Fu proprio in quel momento, quando avevo smesso di cercare, che notai una targa con una frase in latino:
“In silentio et in spe erit fortitudo vestra.”
Sotto c’era la traduzione: “Nel silenzio e nell’attesa voi sarete forti.”
Non capii subito cosa volesse dire davvero, però mi colpì, come certe cose che non spiegano nulla subito, ma restano. Da allora la tengo dentro come una frase-soglia, una di quelle che tornano quando la mente rischia di prendere il comando.
Pochi giorni fa, quella frase è tornata a guidarmi.
Mi è accaduta una cosa che non sapevo come gestire. Non avevo una risposta pronta, una strategia, nemmeno una reazione chiara. Era una di quelle cose che ti spiazzano perché non entrano nei cassetti che hai già. Non sai se rispondere, aspettare, proteggerti, aprirti, chiudere, parlare o tacere.
Ed è lì che ho sentito tornare quella frase: “nel silenzio e nell’attesa, voi sarete forti”.
Non come frase da incorniciare, ma come indicazione pratica: non fare rumore, non partire in quarta, non costruire subito una risposta solo per non sentire il vuoto.
La mente, quando è sollecitata, cerca soluzioni nel già conosciuto. Fruga nel passato, confronta, interpreta, prepara difese. Sembra lucidità, ma spesso è solo paura ben organizzata.
Alcune situazioni non possono essere risolte con quella mente costruita su esperienze passate, ferite, bisogni, sensi di colpa, incertezze, perché ti darà una risposta vecchia davanti a qualcosa di nuovo.
In quel momento ho capito che non dovevo pensare di più, anzi dovevo attendere di essere pensata.
Significa spegnere il mentale, smettere di produrre risposte, sospendere il bisogno di trovare subito una via d’uscita. Non è meditazione nel senso classico. È vuoto mentale: restare fermi senza riempire lo spazio con ragionamenti, ipotesi, paure camuffate da saggezza.
A volte la risposta deve arrivare da un campo più ampio. Io lo chiamo campo quantico, non come formula scientifica, ma, per me, come immagine di un campo di informazione e risonanza più grande della mente personale.
Non sempre la risposta arriva subito. A volte servono ore, altre volte giorni. Dipende da quanto il corpo emotivo è sollecitato e da quanta paura sta cercando di prendere il comando. Ma quando accade, la risposta ha un’altra qualità: arriva intera, semplice, inaspettata.
È la risposta che ti pensa.
E questo lo dico da esperienza, non da teoria. Chi è seguito da me lo sa: io sono la prima ad assumere i Fiori di Bach. Li uso, li attraverso, li verifico nella mia vita reale, da trent’anni.
Nella mia esperienza, i Fiori di Bach sono uno dei modi più precisi per creare quella connessione col campo.
Aiutano il corpo emotivo a non straripare, così la mente non entra nel loop dell’ansia o della soluzione immediata.
E allora l’attesa diventa l’unica azione da compiere.
Lì, a un certo punto, qualcosa arriva: una frase, un gesto da fare, una direzione, un no, un sì, una comprensione che prima non c’era.
Per me, “lasciati pensare” significa questo: permettere a una forma di pensiero più alta di trovarti libera abbastanza da essere ricevuta. E quando arriva, non ha bisogno di convincerti.
La riconosci.





