
“Lo farò”
18 Giugno 2026Fiori di Bach e carenza affettiva dopo la fine
ASTINENZA AFFETTIVA: LA CARENZA DOPO LA FINE
Per anni ho dato un nome romantico a qualcosa che nel corpo aveva il comportamento di una dipendenza. Lo chiamavo amore viscerale, destino, passione, richiamo dell’anima. Credevo di sentire tanto perché amavo tanto. Poi, dopo ogni fine, arrivava la parte che nessuna poesia riusciva più a coprire: l’astinenza. La passione, nel suo significato più crudo, tornava a essere patimento, angoscia, prova viva.
Prima ancora di dedicarmi alla Floriterapia Psicodinamica, ho lavorato nelle realtà sociali e nelle comunità di recupero per tossicodipendenti. Ho visto persone staccarsi dalla sostanza e attraversare il momento in cui il bisogno diventa comando. La mente contratta, il corpo cerca sollievo, il vuoto diventa enorme. Nella dipendenza affettiva la sostanza cambia forma: ha il volto dell’altro, la sua voce, la sua ultima visualizzazione, il profilo social, una vecchia chat riletta come un reperto sacro.
Quando una relazione tossica finisce, la carenza affettiva arriva spesso così: come fame improvvisa, angoscia che prende lo stomaco, senso di abbandono, rifiuto, vuoto incolmabile. La persona se ne va, ma il corpo continua a chiedere la sua dose. Una parte adulta capisce la fine, un’altra parte cerca ancora contatto, conferma, segnale, prova che quel legame esista ancora da qualche parte.
E allora cominciano le micro-dosi. Carichi una storia per vedere se visualizza. Controlli se segue qualcuno di nuovo. Riapri le chat, rileggi una parola, cerchi una crepa nel silenzio. Ti dici che vuoi solo capire, mentre dentro stai cercando sedazione. Il telefono diventa una siringa emotiva elegante, sottile, perfettamente social.
Il punto più feroce è questo: in quel momento sembra amore, ma spesso è astinenza. Sembra mancanza dell’altro, invece è il bisogno disperato di calmare l’angoscia. Sembra bisogno di spiegazioni, ma è il corpo emotivo che vuole interrompere lo straripamento emotivo. La relazione può essere stata ambigua, fredda, intermittente, persino umiliante, eppure la ferita chiede ancora presenza. Chiede una dose minima di ciò che l’ha ferita, perché quella presenza per anni ha dato un sollievo momentaneo al vuoto.
Ho impiegato oltre trent’anni a riconoscere che ciò che chiamavo amore viscerale era spesso bisogno, paura irrisolta, astinenza e attaccamento. Questa frase pesa, e proprio per questo libera. Dove c’è bisogno, paura irrisolta o astinenza, l’amore vero resta fuori dalla stanza. Il tema dell’amore reale, quando viene confuso con fame e dipendenza, lo approfondirò in un altro testo; qui resta il nucleo più scomodo: la carenza affettiva ha una storia, e quella storia può guidare una vita intera finché resta senza nome.
Uscire dall’astinenza affettiva richiede adultità. Significa restare fermi mentre tutto dentro vuole una dose. Significa attraversare la sera, il silenzio, il vuoto del letto, la mano che va al telefono, la tentazione di trasformare una scusa in contatto. Ogni volta che quella dose viene lasciata lì, il corpo emotivo impara qualcosa di nuovo: il vuoto si può abitare, l’angoscia si può attraversare, la solitudine può diventare ritorno.
Nella Floriterapia Psicodinamica questo passaggio è centrale, perché il lavoro va a riequilibrare la frequenza emotiva che tiene agganciati al legame, alla memoria che confonde amore e sopravvivenza, desiderio e bisogno. I Fiori di Bach, come rimedi naturali inseriti in una lettura profonda della storia personale, possono accompagnare il corpo emotivo mentre si disabitua alla fame e ritrova una misura più sana.
La liberazione comincia quando smetti di chiedere all’altro di calmare ciò che appartiene alla tua storia. Da quel punto la fine cambia significato. Diventa spazio, forza, dignità. Diventa la soglia in cui smetti di mendicare presenza e inizi ad abitare te. Qui nasce l’adultità affettiva. Qui l’amore torna possibile, perché parte da rispetto, presenza, scelta e amore per sé.





