
Cambiare non è tradire
25 Maggio 2026
Servono madri
26 Maggio 2026Fiori di Bach e memoria emotiva
LE ABBIAMO SOLO DIMENTICATE
Ci sono immagini che commuovono subito. Un cane accanto a un bambino piccolo, una carezza data senza paura, uno sguardo che si avvicina senza invadere. Non stiamo guardando solo un cane buono e un bambino tenero. Stiamo vedendo ciò che, in qualche punto della nostra storia, abbiamo dovuto mettere al riparo: la gentilezza che usciva spontanea, l’empatia che sentiva senza calcolare, la dolcezza che ancora non temeva di essere scambiata per debolezza.
Il cane ha una nobiltà d’animo naturale: sente la misura, protegge senza possedere, si avvicina a ciò che è fragile con una presenza pulita. Il bambino, però, ci riguarda ancora di più. Ci ricorda che prima delle difese, prima delle frasi dure, prima dell’immagine costruita per non essere feriti, anche dentro di noi esisteva quella stessa autenticità. Eravamo capaci di fiducia, curiosità, tenerezza, contatto semplice. Poi la vita ha cominciato a insegnarci altro.
Una delusione, un rifiuto, un ambiente freddo, una fiducia tradita, una sensibilità derisa, una richiesta d’amore rimasta senza risposta. A volte basta poco, ripetuto per anni, perché qualcosa dentro si organizzi per sopravvivere. Ci si fa più duri, più distanti, più controllati. A volte perfino arroganti. Una parte sensibile impara che mostrarsi può fare troppo male e sceglie di nascondersi dietro una forma più sicura.
L’arroganza, spesso, è una fragilità che ha scelto l’attacco prima di essere colpita. La freddezza può essere una tenerezza che ha smesso di esporsi. Il distacco può nascere da una parte che desiderava vicinanza, ma ha imparato a non chiederla più. Così la corazza viene scambiata per identità. “Sono fatto così”. “Io non mi lascio toccare”. “Io non ho bisogno di nessuno”. Ma sotto quelle frasi, spesso, c’è un bambino interiore che ha smesso di aspettarsi accoglienza.
Il punto è qui: noi non siamo soltanto ciò che siamo diventati per proteggerci. Siamo soprattutto ciò che eravamo prima della difesa. Siamo la parte capace di sentire, di avere cura, di commuoversi, di avvicinarsi con rispetto a ciò che è fragile. Quella parte è rimasta custodita dietro immagini di forza che un tempo hanno avuto una funzione, ma oggi possono impedirci di essere autentici.
Quando la memoria emotiva resta attiva, il presente viene letto con gli occhi del passato. Una carezza può sembrare pericolo, una richiesta invasione, un gesto gentile sospetto. E così la persona continua a difendersi anche quando nessuno la sta attaccando davvero. Vive più dalla corazza che dal cuore originario, più dalla protezione che dalla possibilità di incontrare davvero la vita.
Nel percorso individuale con i Fiori di Bach, il lavoro comincia da questo riconoscimento: individuare quali memorie hanno irrigidito quella qualità originaria e in che modo continuano a orientare pensieri, emozioni, scelte e relazioni. Da lì si osserva come quella memoria reagisce nel presente: il gesto che respinge, la parola che punge, il silenzio che protegge una parte ferita, ancora lì dentro. I Fiori di Bach, che agiscono per impronta energetica, accompagnano il riaccordo di quelle frequenze emotive, là dove la difesa continua a rispondere al passato come se fosse presente.
Questo è il punto da cui può iniziare un percorso reale: riconoscere la memoria emotiva che ha irrigidito la qualità originaria. È qui che iniziamo a recuperare la gentilezza senza ingenuità, l’empatia senza farci invadere, la dolcezza senza perdere forza. Il riaccordo della frequenza emotiva restituisce movimento alla qualità originaria, ma con la saggezza dell’adulto.
Forse bambini e animali ci toccano così tanto perché ci ricordano una verità semplice: dentro di noi c’è ancora una parte capace di amore semplice, presenza e fiducia. Chiede di essere liberata per potersi esprimere senza timore.





