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QUANDO L’AMORE SMETTE DI ESSERE UNA FERITA
Sai, a un certo punto della mia vita ho scoperto che ciò che chiamavo amore era in realtà un riflesso di bisogni antichi, rimasti sospesi nella mia bambina interiore. Credevo di amare, ma in realtà stavo chiedendo di essere amata, vista, scelta. Sotto ogni gesto premuroso viveva una paura che non avevo mai osato nominare: la paura di essere abbandonata, la paura di essere rifiutata ancora una volta. Mi sono accorta che ogni volta che mi donavo completamente, in realtà stavo cercando qualcuno che riparasse quel vuoto originario in cui mi ero sentita poco vista, poco amata, poco importante.
Quando ho iniziato a guardare davvero dentro, mi è arrivata addosso, tutta insieme, la memoria dell’abbandono. Non era solo la paura che qualcuno se ne andasse oggi: era la ferita di quando da bambina non mi sono sentita accolta come avrei dovuto, non mi sono sentita scelta fino in fondo. C’era un senso di rifiuto che non avevo mai ammesso neppure a me stessa, un sentirmi “di troppo” o “non abbastanza” che si era infilato sotto pelle. Ed è proprio in quel momento che ho capito una cosa decisiva: quella ferita non viveva solo nei miei pensieri, viveva nel corpo emotivo, nella frequenza con cui quelle memorie continuavano a vibrare dentro di me.
I Fiori di Bach, come rimedi naturali, hanno iniziato ad accompagnarmi proprio lì, in quello spazio invisibile dove le emozioni dell’infanzia restano registrate e continuano a influenzare le nostre scelte anche quando crediamo di aver capito tutto con la mente. Così, nelle relazioni, non cercavo solo un partner: cercavo una madre che mi abbracciasse come non ero stata abbracciata, un padre che mi dicesse “io resto” come non avevo sentito dire. E mentre credevo di vivere una storia d’amore, stavo in realtà cercando di guarire una storia molto più antica.
Se anche tu ti sei ritrovata almeno una volta a sentirti così, a dare tutto per non perdere qualcuno, forse sai quanto questa dinamica possa essere potente e invisibile allo stesso tempo. Per anni mi sono raccontata che il mio era “amare troppo”. In realtà stavo amando al posto di qualcuno che non c’era stato quando ne avevo più bisogno, e questo ha creato un cortocircuito. Davo tutto, ma non perché mi sentissi piena: lo facevo perché avevo paura di perdere anche quel poco che ricevevo. Ogni cura, ogni eccesso di disponibilità, ogni volta che mi mettevo da parte conteneva la stessa frase silenziosa: “Se mi impegno abbastanza, se non sbaglio, se ti capisco, forse mi amerai”. Non era amore libero, era amore in ostaggio alla mancanza d’amore che avevo conosciuto da piccola.
Poi, a un certo punto, qualcosa si è incrinato. Ho iniziato a vedere che molte volte non stavo scegliendo davvero l’uomo che avevo davanti, stavo scegliendo il ruolo che poteva interpretare nella mia sceneggiatura interiore. Lo trasformavo, senza accorgermene, nel genitore mancante, nel salvatore che avrebbe dovuto proteggermi dall’abbandono. E mi sono resa conto che così nessuno dei due era libero: io vivevo nel terrore dell'abbandono, lui finiva intrappolato in un compito che non gli apparteneva. Non era una relazione alla pari, era un patto silenzioso: tu mi rassicuri che non mi rifiuterai, io ti do tutto me stessa. In questo scambio l’amore respirava a metà.
La parte più importante è stata capire che tutto questo non era una colpa, ma nemmeno un destino inevitabile. Era il modo più intelligente che la mia psiche aveva trovato, quando ero piccola, per sopravvivere alla mancanza d’amore. Avevo imparato che per non essere abbandonata dovevo essere perfetta, disponibile, comprensiva, pronta a sorreggere l’altro. E quella bambina spaventata, ancora convinta che se smette di essere “brava” verrà lasciata, ha continuato a guidare le mie scelte affettive per anni. Guardarla in faccia ha significato ricongiungere la donna che sono oggi con quella parte di me rimasta ferma nel tempo.
A quel punto ho capito anche un’altra cosa: nessuna presa di coscienza, da sola, è sufficiente a trasformare davvero questi schemi. Possiamo comprendere perfettamente la nostra storia con il corpo mentale, possiamo analizzarla, raccontarla, perfino perdonarla… ma se la memoria emotiva che l’ha generata continua a vibrare alla stessa frequenza, la nostra vita continuerà a muoversi dentro gli stessi copioni.
È proprio qui che i Fiori di Bach, come rimedi naturali, entrano in gioco in modo profondo. Non lavorano sulla volontà o sul ragionamento, ma sulla frequenza del campo emotivo, aiutando a riequilibrare quelle vibrazioni interiori legate alla paura di essere rifiutati, al bisogno di approvazione, al timore di non essere abbastanza. Goccia dopo goccia ho iniziato a sentire che qualcosa dentro cambiava davvero: non solo nei miei pensieri, ma nella qualità delle emozioni che abitavano il mio spazio interiore.
Da lì è iniziato il vero lavoro: smettere di rincorrere fuori ciò che mancava dentro. È stato un processo graduale, a volte dolce, a volte durissimo, in cui ho dovuto imparare a stare nei vuoti senza riempirli subito con una presenza, un messaggio, una promessa. Man mano che la frequenza delle mie memorie emotive cambiava, cambiava anche il modo in cui percepivo me stessa e gli altri. A poco a poco, mentre la bambina ferita veniva vista, ascoltata e accolta proprio da me, ho capito che non avevo mai avuto davvero bisogno di un partner che mi tenesse in piedi. Avevo bisogno di costruire dentro di me un punto di riferimento stabile, una presenza interiore affidabile.
Quando questo è accaduto, qualcosa nelle relazioni è cambiato spontaneamente: ho iniziato a vedere l’altro per ciò che è davvero, non più come giudice che può rifiutarmi o genitore che deve salvarmi, ma come essere umano con i suoi limiti e i suoi mondi interiori. Ed è proprio in questo spazio che per me inizia l’amore vero. Non come toppa su un vuoto, non come richiesta silenziosa di essere salvata, ma come ritorno a me stessa, come relazione finalmente sana con la parte più profonda di me.
Quando ho smesso di cercare nell’altro qualcuno che colmasse la mia ferita, l’amore ha cambiato natura: non è stato più una ricerca disperata fuori, ma una presenza nuova dentro. È lì che qualcosa ha iniziato davvero a fiorire.
Se mentre leggi queste parole senti che qualcosa dentro di te si muove, forse ti stai riconoscendo in una parte di questa storia. Ed è proprio da lì che può cominciare un cammino diverso che ti aiuta a lavorare sulle memorie emotive che abitano il corpo sottile, riequilibrando la frequenza interiore che influenzano le tue scelte, le relazioni che attrai e il modo in cui vivi l’amore.





