
L’attaccamento nasce dalla paura
2 Marzo 2026
Quante volte hai detto “questa volta è diverso”
4 Marzo 2026Quando lo shopping è un regolatore emotivo
INUTILE SHOPPING
Pensa all’ultima volta che hai comprato qualcosa senza davvero averne bisogno, non solo online ma anche mentre passeggiavi, mentre eri al supermercato, o quando sei uscita con l’idea di prendere “solo una cosa” e ti sei ritrovata con altro in mano. Cosa stavi sentendo prima? Forse un’inquietudine di fondo, una tensione difficile da mettere a fuoco, o quella sensazione di vuoto che arriva senza bussare e non sai come mandare via. Non è un caso, perché chi acquista in modo compulsivo non sta scegliendo un oggetto, sta cercando di cambiare come si sente; l’oggetto è solo il mezzo, ciò che si cerca accade dentro, nei minuti prima, durante e subito dopo l’acquisto.
Quando qualcosa dentro di te non va, una parte comincia a cercare sollievo, e quella parte non è paziente, non ragiona, non fa piani a lungo termine, vuole stare meglio adesso. Lo shopping risponde in modo immediato, quasi automatico, che tu sia davanti a uno schermo o tra gli scaffali: scegli, prendi, metti nel carrello e passi alla cassa. Per qualche minuto la tensione si allenta, e quella sensazione di controllo, anche se piccola, anche se illusoria, basta; poi però basta sempre meno, e il ciclo ricomincia.
La fase più intensa non è nemmeno il possesso, è prima; mentre cerchi, confronti, ti dici che “è l’ultima”, mentre la mano si avvicina al carrello o a quello scaffale dove sai già cosa andrai a prendere. Poi l’oggetto arriva, o lo porti a casa dentro una busta, e quella spinta si sgonfia. Rimane l’oggetto, certo; a volte resta nell’armadio con l’etichetta attaccata, o in un cassetto che non apri mai, insieme ad altre cose comprate con la stessa intenzione e dimenticate con la stessa velocità, non è noncuranza, è che quel gesto non era nato per l’oggetto.
Quello che stavi comprando era una sensazione precisa, ma non sempre la stessa; se prima c’era agitazione, un’ansia sottile che ti stringeva lo stomaco, e dopo sentivi una calma breve, allora cercavi sollievo. Se dentro c’era caos, la sensazione di non avere più presa su nulla, e dopo l’acquisto pensavi “ho rimesso un po’ d’ordine”, dominava il bisogno di controllo. E quando prima c’era vuoto, quella percezione di non contare abbastanza o di non sapere più chi sei, e dopo ti sentivi per un attimo più definita, allora stavi cercando identità. Il gesto dice qualcosa di molto umano: posso scegliere, posso agire, posso ottenere qualcosa; funziona per qualche minuto, poi il sistema emotivo torna al punto di partenza, e spesso aggiunge vergogna, colpa, o quell’indifferenza piatta che pesa ancora di più.
Non c’è niente di sbagliato in te se ti riconosci in questo, perché spesso non è un vizio, è un modo imparato per regolarti quando dentro si alza troppo rumore. Il segnale che conta non è quanto compri, ma cosa succede un secondo prima; se la mano va verso il telefono o verso uno scaffale ogni volta che ti sale l’ansia, stai cercando calma; se lo fai quando ti senti impotente, stai cercando controllo; se accade quando ti senti invisibile, stai cercando identità. In tutti i casi ciò che cerchi non è in vendita da nessuna parte, è una parte di te che chiede di essere ascoltata invece che coperta in fretta.
Esiste un modo per lavorare su quell’urgenza alla radice, su quei meccanismi emotivi automatici che si attivano prima ancora che tu te ne accorga, e i Fiori di Bach agiscono proprio lì, su quello strato sottile in cui l’ansia diventa ricerca di calma, l’impotenza bisogno di controllo, e il vuoto bisogno di identità; non per toglierti piacere, ma per restituirti una presenza più stabile dentro di te, quella da cui le scelte vengono fatte davvero in libertà. Se ti sei riconosciuta, nota il momento in cui nasce l’impulso, e la frase con cui lo giustifichi; lì c’è la chiave per scegliere con precisione i fiori più adatti a te.





