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14 Gennaio 2026La ferita narcisistica e i Fiori di Bach
LA FERITA DI NARCISO
C’è una guerra comoda, ultimamente: trovare il colpevole e dargli un nome. “Narciso”. Fine. È rassicurante, semplice, ma profondamente incompleto. Perché questa parola, usata così, diventa un modo elegante per non guardare l’unica cosa che brucia davvero: la ferita. La ferita narcisistica non è un mostro, è un vuoto vivo in mezzo al petto che, se non lo riconosci, ti fa vivere con una fame strana e continua: fame di conferme, di sguardi, di essere scelto, di essere speciale, o al contrario di briciole d’amore pur di non restare sola o solo. E lo dico chiaro: non è mio interesse sostituirmi a psicologi, psicoterapeuti o psichiatri, qui viene offerta una visione integrativa delle dinamiche emotive e delle memorie emotive che hanno toccato una persona e che continuano a influenzarne la vita, frequenze che possono essere riequilibrate con i Fiori di Bach.
Quella ferita, spesso, nasce in modo banalmente tragico: non perché ti abbiano odiato, ma perché ti hanno amato come potevano, e a volte “come potevano” non era amore che nutre, era amore che misura. Può succedere che il bambino non percepisca amore non perché manchi la presenza, ma perché manca la qualità: genitori magari presenti, corretti, persino affettuosi, che però sanno amare solo come sono stati amati, quindi con goffaggine, dovere, controllo, silenzi, cibo o affetto condizionato. Sei stato visto quando eri bravo, utile, brillante, composto, “maturo per la tua età”. Sei stata apprezzata quando non davi problemi, quando sorridevi, quando tenevi insieme la casa emotiva di tutti. E così, senza che nessuno lo dica ad alta voce, impari che per essere amabile devi essere impeccabile, oppure invisibile. In entrambi i casi non sei libero: sei in prestazione.
Da lì si formano due armature emotive. La prima è quella che oggi viene chiamata “narcisista” con un gusto quasi da caccia alle streghe: la persona che entra in una stanza e deve vincere, che seduce, misura, conquista e poi svaluta quando qualcosa la fa sentire minacciata. Non sopporta di sentirsi piccola o fragile, quindi ti rimpicciolisce. Quando chiedi amore, ti offre controllo travestito da intensità, presenza che arriva e sparisce, approvazione che dipende da quanto sei utile, ammirante o funzionale al suo equilibrio.
La seconda armatura è più silenziosa ed è spesso scambiata per bontà, sensibilità, capacità di amare. È la persona che si adatta, che comprende troppo, che giustifica troppo. Quella che dice “poverino, ha sofferto”, “se mi impegno di più cambierà”, “forse sono io che sbaglio”. E intanto si spegne, si restringe, perde pezzi di sé. Non sopporta di sentirsi rifiutabile o di essere lasciata, quindi si rende indispensabile. Non è amore, è una strategia di sopravvivenza emotiva.
Qui arriva la parte che disturba ma libera: nelle relazioni tossiche, quasi sempre, non c’è una ferita sola, ce ne sono due. Non è uno cattivo e l’altro puro. È un incastro. Uno domina per non sentire il proprio vuoto, l’altro si sottomette per non sentire l’abbandono. Se uno dei due guarisse davvero quella ferita, la relazione si romperebbe da sola, perché una persona che si sente degna non resta dove deve controllare o mendicare per essere amata.
Gli esempi sono quelli che riconosci subito, perché fanno male proprio per questo. Ti scrive come se fossi il centro del suo mondo e poi sparisce, e quando torna tu ti senti di nuovo scelta, anche se ti ha solo riacceso come una lampadina. Ti critica “per il tuo bene” e tu ti sistemi, ti aggiusti, ti riduci. Ti fa ingelosire e poi ti dice che sei paranoica o paranoico, e tu ti scusi. Oppure sei tu che alterni idealizzazione e distanza, premi e gelo, carezze e svalutazioni per tenere l’altro agganciato. In entrambi i ruoli, non è cattiveria: è la ferita che sta gestendo la tua relazione.
Non stiamo parlando di diagnosi né di disturbi clinici, ma di una lettura emotiva delle memorie che abitano il corpo e dirigono le scelte relazionali. Ed è proprio lì che il lavoro con i Fiori di Bach può entrare in modo profondo, perché non serve cambiare partner per cambiare la storia, serve sciogliere quella fame antica che ti fa scambiare il controllo o il sacrificio per amore. Quando quella memoria smette di comandare, accade qualcosa di semplice e rivoluzionario: non hai più bisogno di vincere né di annullarti per sentirti degno, e da lì può finalmente nascere un modo nuovo di incontrarsi.
PS: Se ciò che hai letto ti ha toccato, allora il cambiamento è già in atto, e adesso può solo essere coltivato. Questo lavoro richiede tempo, presenza e cura, se ti va, commenta o condividi, a te non costa nulla ma per me è un grande supporto.
Grazie 🙏🌸





