Testimonianza percorso con i fiori di Bach
di Adele S.

🌸Quando Adele mi contattò...

Tra le decine di mail che ricevo ogni giorno, quella di Adele spiccò immediatamente.
C’era una delicatezza struggente nelle sue parole, una trasparenza rara, e insieme un senso di disperazione che mi arrivò dritto al cuore.
Ma più di tutto, percepii subito la sua profonda introspezione: Adele è una donna dotata di un’intelligenza innata, di una perspicacia luminosa, capace di guardarsi dentro con una lucidità che non è comune. Una qualità che, unita alla sua empatia e a una sensibilità quasi palpabile, mi restituì subito il quadro nitido della sua anima e del conflitto che la abitava.

Come spesso accade, Adele mi contattò quando ormai si sentiva all’ultima spiaggia.
Decidemmo di fissare una prima videochiamata e, nonostante quasi mille chilometri ci separassero, sin dal primo istante mi arrivarono la sua eleganza e quel senso di maternità profonda che sembrava poter quasi toccare con mano.

Mi raccontò di sé, della sua vita costellata da percorsi di psicoterapia — un lavoro mentale importante, che si intuiva già dalle sue righe. Ma nonostante la mente avesse compreso e rielaborato tanto, qualcosa in lei continuava a non trovare pace.

Ascoltandola, mi fu chiaro che il suo corpo emotivo era rimasto escluso, inascoltato. E che, pur avendo affrontato con coraggio le proprie ombre, si era annullata e sacrificata fino all’osso nel suo ruolo amorevole: figlia, moglie, madre. In questo totale dedicarsi agli altri aveva soffocato i sussurri della sua anima, che da sempre le chiedeva di viaggiare, di vedere posti nuovi, di mettersi in gioco, di scoprirsi nella vastità pulsante della vita.

Così, quasi come se fosse un istinto naturale, le posi una domanda semplice ma che affondò come un seme nel terreno più profondo:
❝𝐄 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐞, 𝐀𝐝𝐞𝐥𝐞, 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐟𝐚𝐢? 𝐎𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐢ò 𝐜𝐡𝐞 𝐟𝐚𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢, 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐟𝐚𝐢 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚?❞

Fu allora che accadde.
Il suo sguardo perse il fuoco, si riempì di smarrimento, trattenne un respiro, e un silenzio denso — di quelli che parlano più di mille parole — si impossessò di lei.
In quel breve vuoto c’era tutto: i sogni accantonati, le strade mai percorse, la vita vissuta solo a metà.
Quando finalmente tornò a guardarmi, mi rispose con un filo di voce, come se temesse di sentire la sua stessa verità:
❝...𝐧𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞.❞

Non entrerò nei dettagli del percorso che abbiamo intrapreso insieme, per rispetto, per etica, e per proteggere la sacralità del suo cammino.
Dirò solo che fu un viaggio profondo, fatto anche di piccole, continue alchimie create dai 𝐟𝐢𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐁𝐚𝐜𝐡, che diventarono per lei come una carezza invisibile, un richiamo silenzioso a far spazio dentro sé a nuove possibilità.

Sono passati anni dalla conclusione del suo percorso, ma nei mesi successivi ricordo quanto fosse bello ricevere i suoi aggiornamenti: mi mandava foto dei posti che finalmente aveva iniziato a visitare, mi raccontava con un misto di stupore e incredulità di come fosse riuscita a vincere la paura di cambiare, di viaggiare, di concedersi il piacere. Era meravigliata, quasi faticasse a credere che quella leggerezza, quella libertà potessero appartenere davvero a lei.

Le difficoltà della vita non sono scomparse, come accade per tutti noi, ma ora lei vive con dentro una luce nuova, una consapevolezza che non l’ha più abbandonata.
E questo, per me, resta il dono più grande: sapere che, grazie anche ai fiori, qualcosa ha continuato a fiorire silenzioso ma tenace nel suo cuore.

Ora lascio che sia proprio Adele, con le sue parole, a raccontare cosa ha significato per lei questo viaggio.

 

"Tempo fa, per caso, in un momento di grande angoscia, mi imbattei in Donatella Pecora.
Le inviai un messaggio, forte nella mia convinzione che mai avrebbe risposto! Invece... mi rispose con una empatia indescrivibile, facendomi sentire immediatamente rassicurata e confortata.
A distanza di alcuni mesi, decisi di contattarla e di impegnarmi con lei in un percorso.
Il primo incontro fu già per me illuminante! Ero vissuta sino ad allora come se fossi solo "esistita", con una mente ottenebrata, sugellata da un senso di colpa ingiustificato e un senso del dovere spropositato.
Donatella ha dovuto lottare contro il mio mentale rigido, oppositivo e altalenante.
Ha insinuato in me il dubbio, sino a diventare in certe occasioni una lampada che si accendeva, svegliando la via dell'illuminazione, della consapevolezza.
Ciò non significa spazzare o neutralizzare i problemi, ma guardarli da un'altra angolazione, da una nuova prospettiva.
Donatella mi ha insegnato, grazie inoltre all'utilizzo dei fiori di Bach, che non essere consapevoli significa non esistere mentre essere consapevoli significa ritrovare sé stessi e vivere meglio!"

Adele.

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